Capitalismo d’azzardo. Obama è in grado di fermarlo?

Shamus Cooke

Il recente scandalo della J.P.Morgan in cui miliardi di dollari sono andati persi in scommesse rischiose ha riattivato il movimento in direzione di un appropriato ordinamento del sistema bancario USA.

Tra quelli che chiedono nuove regole, c’è Robert Reich, ex segretario al lavoro di Bill Clinton. Recentemente Reich ha presentato una specie di appello al presidente Obama che egli desidererebbe assumesse nei confronti della regolamentazione bancaria un approccio di buon senso ripristinando l’ordinamento dell’era della depressione, la Legge Glass-Steagall.

La prima frase di Reich lo pone tra quelli che ingenuamente sperano che Obama dia ascolto alla ragione e agisca con audacia, invece di proporre tormentoni populisti e contemporaneamente servire le imprese:

“Auspico che il presidente Obama tragga l’ovvio collegamento tra Bain Capital e JPMorgan Chase.”

Questa citazione dimostra che la denigrazione, da parte di Obama, dell’ex impresa economica di Mitt Romney è ipocrita, poiché Obama ha contemporaneamente protetto ed elogiato JPMorgan. Gli attacchi di Obama in stile populista contro Mitt Romney sono cinica campagna elettorale.

L’articolo di Reich segnala anche l’incredibile mancanza d’iniziative di Obama contro le banche che si è avuta dopo la crisi finanziaria, facendo sì che tale crisi emerga di nuovo, come adombrato dal recente scandalo della JPMorgan:

“Dal punto di vista pratico, la Norma Volcker (il tentativo di ordinamento di Obama, tuttora incompleto) è senza speranza. Avrebbe voluto essere una Glass-Steagall in formato ridotto – una versione più sfumata della legge originale dell’era della Depressione che separava le attività bancarie commerciali da quelle d’investimento. Ma la JPMorgan ha dimostrato che ogni attenuazione – ogni eccezione – sarà estesa dalle grandi banche sino a renderla irriconoscibile.”.

Reich continua mettendo in guardia contro il dominio, in generale, del sistema economico da parte del sistema bancario,  in parte conseguenza della mancanza di regole finanziarie:

“E’ la sostituzione del capitalismo d’azzardo al capitalismo reale, il dominio del botteghino delle scommesse sull’industria reale degli Stati Uniti, l’innovazione finanziaria invece dell’innovazione di prodotto.  E’ tremendo per l’economia statunitense e per la nostra democrazia.”.

Quello che Reich non dice è di aver lavorato direttamente alle dipendenze di un presidente Democratico, Bill Clinton, che contribuì a cancellare aspetti chiave delle regole della finanza che Reich spera di ricostruire, compresa, prima di tutto e soprattutto, la Legge Glass-Steagall. Anche Jimmy Carter contribuì a indebolire l’ordinamento del sistema bancario, incoraggiando il boom delle grandi banche.

La domanda da porre, allora, è perché i Repubblicani e i Democratici, a turno e allo stesso modo, abbiano minato le norme del settore bancario nel corso dei decenni. E perché entrambi i partiti continuano a essere d’accordo – in misura diversa –  sul fatto che ripristinare le politiche regolamentari originali sarebbe indesiderabile.

La risposta è che la versione del capitalismo che Reich vorrebbe non può essere ricreata soltanto attraverso i regolamenti; il capitalismo idilliaco per il quale Reich si sdilinquisce in nostalgia, è evoluto in ciò che abbiamo ora: un’economia dominata da istituzioni finanziarie molto redditizie ma volatili mentre l’industria è emigrata in altri paesi in cerca di un tasso di profitto più elevato.

I capitalisti, poi, si sono garantiti di avere un posto redditizio in cui investire il proprio denaro. Il miliardario Warren Buffett, ad esempio, ha recentemente investito cinque miliardi di dollari nella Goldman Sach con un tasso di rendimento annuo garantito del 10%. Il sistema bancario statunitense è una delle poche industrie USA che compete bene a livello internazionale ed è puntellata – come abbiamo visto nel caso dei salvataggi bancari – dallo stesso governo statunitense. Tale industria è ora così ricca e potente che rafforza ed espande di routine il proprio potere comprando lobbisti e parlamentari, per non dire dei candidati alla presidenza.

Il numero di politici che sollecita una vera riforma del sistema bancario è insignificante. L’industria bancaria si è impossessata del Congresso e dei regolatori. L’oligarchia bancaria è a questo punto così intrecciata con l’establishment politico ed economico che un vero cambiamento dell’ordinamento non potrà aver luogo fino a quando il sistema stesso non sarà cambiato dal basso, da un movimento sociale potente. Implorare i politici di correggere il cosiddetto Capitalismo d’Azzardo [Casino Capitalism] è sempre più ingenuo e Reich dovrebbe saperlo bene.

Shamus Cooke lavora nei servizi sociale, è sindacalista e scrive per Workers Action (www.workerscompass.org).

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Shamus Cooke is a social service worker, trade unionist, and writer for Workers Action. He can be reached at portland@workerscompass.org