Che cosa avverrà prossimamente nella Rivoluzione egiziana?

Shamus Cooke

An Italian translation of What’s Next for the Egyptian Revolution.

Gli Egiziani stanno facendo la storia a un ritmo frenetico. Dopo che le più imponenti dimostrazioni di protesta nella storia dell’Egitto, hanno dato il via alla caduta del primo governo dei Fratelli Musulmani, un massacro condotto dai militari di fedeli dei Fratelli Musulmani, ha alterato rapidamente la dinamica politica. Tutto è cambia di continuo.

Gli egiziani hanno ora deposto due governi nel corso di uno dei movimenti rivoluzionari più forti nella storia del mondo. Però la massiccia  vetrina  del  potere-al popolo egiziano è stata accolta con tristezza e cinismo da molte persone di mentalità progressista che lamentano la perdita della “democrazia” in Egitto mentre osservano con dolore l’esercito egiziano che si riafferma al potere. “Nulla è cambiato,” si lamentano, “la stessa classe governante che c’era con Mubarak governa di nuovo.”

Questa critica – anche se parzialmente vera – non riesce a capire la situazione.

Il difetto sta nel considerare l’esercito egiziano onnipotente e il popolo egiziano inetto. Sì, le forze armate sono un’istituzione potente – specialmente alla luce dell’aiuto militare degli Stati Uniti – ma ignorare il ruolo cruciale del popolo egiziano in questi avvenimenti è una svista grave e una mancanza di percezione della gravità politica.

Alcune domande chiave da porsi sono: gli avvenimenti recenti in Egitto spingono la generale consapevolezza politica in avanti o indietro? E la gente è più vicina o  più distante  dalla conquista del  potere per loro stessi? La risposta è indubbiamente “in avanti.”

Gli egiziani hanno imparato mille lezioni politiche dalla caduta di Mubarak. Adesso sono riusciti a deporre due capi di stato e non saranno così facilmente ingannati da un clone di Mubarak appoggiato dagli Stati Uniti. La situazione è cambiata profondamente, soprattutto perché le persone hanno esercitato e sentito due volte il loro enorme potere. Questa è la cosa più importante!

I rivoluzionari egiziani più furbi – e ce ne sono molti- hanno zero fiducia nell’esercito. L’intero paese è ora  politicizzato e sta imparando incredibilmente in fretta dall’esperienza diretta. Vedere soltanto il potere dell’esercito egiziano in questa dinamica, vuol dire non distinguere le tonalità vibranti della rivoluzione. E’ vero che molti  Egiziani hanno una opinione semi-idealizzata delle forze armate egiziane, ma questo non è un inchino timido all’autorità, ma una prospettiva unicamente egiziana basata sulla storia reale. Gli ex presidenti Nasser e Sadat erano capi di stato collegati con i militari che hanno avuto un ruolo progressista in molte arene della vita egiziana, specialmente in economia e nell’indipendenza nazionale (secondo i recenti sondaggi, Sadat e Nasser rimangono fino a oggi i due politici egiziani più popolari, indipendentemente dal fatto che siano  morti decenni fa). Questa storia d’amore del passato con l’esercito egiziano si è parzialmente riaccesa quando sembrava che i militari soddisfacessero le richieste degli Egiziani di rimuovere Morsi. Le più grosse proteste nella storia egiziana erano basate su una solida richiesta – Morsi se ne deve andare. I militari, è sembrato a qualcuno, hanno ascoltato la gente e hanno agito di conseguenza. Naturalmente i militari non hanno mai voluto i Fratelli Musulmani al potere; i militari hanno anche perseguito i loro interessi mentre  fingevano di agire  in nome del popolo.

Sebbene i militari stessero attenti alle loro cose   sono state  le massicce proteste contro Morsi che hanno fatto da formidabile  veto democratico alle elezioni che hanno portato Morsi al potere. Queste elezioni non offrivano alcuna reale alternativa agli egiziani: un Fratello Musulmano contro un  tirapiedi della precedente dittatura. Questa forma di democrazia particolarmente finta non era adatta a una nazione che aveva appena usato la rivoluzione per distruggere una dittatura; una forma più alta di democrazia diretta ha quindi  prodotto  l’immediato impeachment  (stato di accusa) nei confronti di Morsi.

Il popolo dell’Egitto ha di nuovo “partorito” una rivoluzione, mentre i militari tentavano di nuovo di agire da levatrice – dopo che le contrazioni rivoluzionarie erano già cominciate. E’ vero che soltanto i militari avevano le capacità organizzative di  prendersi cura del neonato nel periodo del dopo parto,   ma è stato il popolo egiziano che ha dato la vita a quella progenie storica e che chiede ancora di avere la supervisione come genitore. Il popolo egiziano non dubbi su chi siano i veri genitori di questo neonato rivoluzionario e neanche i militari.

Ecco perché i militari stanno cercando immediatamente di  placare  le masse egiziane mettendo  il potere governativo nelle mani di un governo civile provvisorio che ha la fiducia del popolo. I liberali che accettano queste cariche – come Mohamed ElBaradei – saranno i prossimi a   mostrarsi    come mediocri guardiani -genitori della rivoluzione, come hanno fatto i Fratelli Musulmani prima di loro.

L’ascesa dei Fratelli Musulmani alla posizione di custodi della rivoluzione, ha agito come un’enorme barriera al procedere della rivoluzione e sormontare questa barriera ha spinto la rivoluzione in un territorio politico interamente nuovo. Ora soltanto i liberali rammolliti  rimangono a fare da freno alla rivoluzione egiziana, insieme ai militari dietro le quinte e alla forze di Mubarak. La gente però si è dimostrata capace di superare qualsiasi cosa che considera una minaccia alla sua   prole rivoluzionaria: i liberali, i reazionari e i militari, allo stesso modo.

In realtà il potere dei militari egiziani è ingigantito, facilmente spezzettato, se tentava di reprimere la rivoluzione più ampia. Il soldato dell’esercito ordinario,  se  gli si ordinava di sparare sui rivoluzionari – preferiva volgere il fucile contro gli ufficiali e i generali che ordinavano la repressione. Le rivoluzioni eccellono in questa forma di ridefinizione del potere -i potenti rapidamente diventano inetti. Immediatamente i dittatori onnipotenti di trovano – come ha fatto Mubarak – letteralmente in una gabbia, ,essi da parte.

Dopo che i liberali egiziani si sono scoperti come mediocri guardiani della rivoluzione, si aprirà un gigantesco vuoto politico. In politica – specialmente nella politica rivoluzionaria – i vuoti vengono rapidamente riempiti da coloro che sono più pronti a riempirli dal punto di vista organizzativo.

Parlando di questa idea, il saggio di Cihan Tugal, “The End of the ‘Leaderless’ Revolution,” [“La fine della Rivoluzione ‘senza guida’ “] dice molte cose eccellenti circa le sofferenze della rivoluzione egiziana, dalla incapacità di organizzarsi sufficientemente a quella di ricevere i guadagni della rivoluzione. Tugal sostiene:

“…non è sufficiente che il sistema fallisca. Chi lo sostituirà? Abbiamo evitato

una riposta…Adesso dobbiamo svegliarci e renderci conto che se non

sviluppiamo solide alternative, (e organizzazioni e istituzioni che le realizzeranno)

la caduta del sistema non significherà la creazione di un mondo migliore.”

In breve, se gli egiziani non si organizzeranno in modo appropriato, il potere tornerà ai militari, come è successo dopo Morsi.

Tugal naturalmente ha ragione. Il popolo egiziano deve organizzarsi per assicurarsi che sono loro ad essere in grado di aver cura della loro creazione,  non semplicemente una manciata che fa parte dell’elite. L’organizzazione inizia con opinioni e interessi comuni e che nel linguaggio politico vengono rapidamente tradotti in richieste politiche e in più ampi obiettivi sociali.

Gli Egiziani non hanno bisogno di nozioni astratte di democrazia, ma di cibo, posti di lavoro, servizi sociali, ecc. mentre  lottano per l’uguaglianza e un senso più profondo di democrazia diretta rispetto a quello offerto dal sistema elettorale stantio, grigio,  modellato su quello statunitense.

Le richieste più modeste fatte in Egitto – cibo, impieghi, sevizi pubblici, ecc., al momento sono le richieste più rivoluzionarie, dato che la maggior parte degli Egiziani si uniranno nella lotta nelle strade per ottenerli, mentre i militari sostenuti dagli Stati Uniti e il loro governo con una coalizione liberale sono incapaci di soddisfare tali richieste, dato che farlo violerebbe le sacre leggi del neoliberalismo/capitalismo.

Una volta che queste richieste verranno espresse e che ci si organizzerà in base ad esse,  la situazione in Egitto, sarà cambiata, dato che gli egiziani avranno trovato la loro voce collettiva verso quello a cui aspirano, contrapposto al rifiuto attuale  delle cose cui sono contrari.

Molti esperti, però, vedono soltanto tragedia nei recenti avvenimenti dell’Egitto, rifiutando qualsiasi possibilità ottimistica. Sostengono che i recenti avvenimenti in Egitto sono semplicemente macchinazioni di potenze straniere – di nuovo ci sono prove di legittimare parzialmente questa affermazione. Questa analisi però ignora il fattore X rivoluzionario – il popolo egiziano e il proseguimento della rivoluzione.

L’essenza della rivoluzione è che la schiacciante maggioranza delle persone interviene direttamente in politica in un modo che cambia fondamentalmente la politica esistente. Questo è il contrario di una democrazia “normale”, dove le persona media fa un segno su una scheda ogni 4 anni – ammesso che votino. In tempi non rivoluzionari  le persone sono passive e non impegnate nelle faccende  politiche, concentrate su loro stesse e sulle loro famiglie; non si considerano come autori di cambiamenti, ma vittime di forze più grandi e più potenti. Una rivoluzione crea proprio la dinamica opposta.

La maggior parte degli esperti di politica capivano soltanto le masse in stati di passività politica non-rivoluzionaria.

Per l’esperto politico medio, il motore della storia si congela dopo ogni insurrezione politica. La situazione non si evolve, ma è stagnante; il gruppo che è attualmente al potere rimarrà al potere. Nulla cambierà realmente. Le persone erano usate come burattini per interessi più potenti, e nel periodo seguente all’insurrezione, ai burattini verranno tagliati i fili, e resteranno inanimati e sfruttabili.

Questa è una spiegazione popolare degli eventi egiziani, che considerano la caduta di Morsi come semplicemente un colpo di stato preparato, e, di nuovo, ci sono prove legittime del complotto per questo colpo.

Ancora una volta, però, la rappresentazione più ampia ci sfugge, se limitiamo  la messa a fuoco su questa situazione. La classe dirigente di qualsiasi nazione è estremamente esitante a tentare di usare la popolazione più ampia come arma contro gli avversari politici della loro classe dirigente, dato che fare così è come guidare una tigre afferrandola per la coda.

In tempi di rivoluzione, le masse sono meno domestiche di qualsiasi tigre, e hanno una maggiore capacità di pensare. Non si possono facilmente riportare nella gabbia prendendole per la coda o trascinandole per  il guinzaglio.

Vijay Prashad scrive sull’aspetto dinamico della rivoluzione nel suo eccellente libro “Arab Spring, Libyan Winter” [Primavera araba, inverno libico]. Il passo seguente si riferisce alla Primavera Araba in generale:

“Ci saranno altre richieste…..Le terre arabe non saranno di nuovo le stesse…In

Egitto, dove sono maggiori gli appetiti per le possibilità del futuro, la gente continua

ad imporsi a Piazza Tahrir e in altri luoghi,  per rinvigorire una Rivoluzione che

non deve morire. Non vogliono che   si rilassi  nelle forme possibili, nello stato di

sicurezza neoliberale…Vogliono qualche cosa di più. Per loro lo slogan è semplice:

Abbasso  il presente: Lunga Vita al Futuro.”

Il futuro dell’Egitto dipende da vari fattori, anche se in definiva è una gara tra gli Egiziani e le elite: la gente deve organizzarsi rapidamente verso un cammino politico indipendente, mentre la classe dirigente cerca freneticamente di indurre la tigre a tornare in gabbia con un misto di repressione, manovre politiche,   divisioni etnico-religiose e tattiche di conquista.

Questa corsa è più di velocità che una maratona; il popolo egiziano don deve risolvere per sempre questo problema, dal momento che le rivoluzioni sono per loro natura eccezioni temporanee alla norma storica. Perfino la tigre più possente alla fine si logora nella lotta, diventando più vulnerabile davanti al guardiano dello zoo.

Sì, è possibile che la rivoluzione possa fallire, ma non immaginiamo il suo fallimento e invece incoraggiamone la vittoria. Critichiamo la sua debolezza,  non idolatriamola. Analizziamo la sua forza per rafforzarla ancora di più.

E’ possibile – e perfino probabile che il popolo egiziano riscoprirà le sue radici socialiste pan-arabe, ma questo non sarà basato su uno stato con una visione da era sovietica, ma su un più alto livello storico che apre nuovi panorami politici  che fissano orizzonti sociali invisibili, capaci di ispirare il Medio Oriente più vasto in vista un nuovo  progetto politico. E forse verso il mondo al di là di esso.

 

Shamus Cooke is a social service worker, trade unionist, and writer for Workers Action. He can be reached at portland@workerscompass.org