Come l’Egitto ha ucciso l’Islam politico

Shamus Cooke

An Italian translation of How Egypt Killed Political Islam.

La rinascita della rivoluzione egiziana ha eliminato il primo governo dei Fratelli musulmani. Ma alcuni analisti miopi limitano gli eventi in Egitto al colpo di Stato dei militari. Sì, l’esercito cerca disperatamente di rimanere un’entità rilevante, data l’enorme iniziativa delle masse egiziane, ma i generali comprendono i propri limiti in questo contesto, meglio di chiunque altro. Questo non è un semplice rimescolamento ai vertici della società, ma un diluvio dal profondo. In realtà il popolo egiziano aveva già distrutto il regime Morsi (ad esempio edifici pubblici erano già stati occupati o chiusi dal popolo), motivo per cui i generali sono intervenuti, per lo stesso motivo intervennero contro Mubaraq: meglio cercare di guidare che essere guidati dal popolo. Ma le persone sono rimaste ai loro posti al vertice, non importa quale “governo di salvezza nazionale” i generali cerchino di mettere insieme per mantenere la propria legittimità agli occhi del popolo egiziano.

La legittimità politica, soprattutto in periodo rivoluzionario, la si deve guadagnare, non presumere. La legittimità rivoluzionaria deriva dall’adottare iniziative audaci per adempiere alle necessità politiche del popolo: lavoro, casa, servizi pubblici, ecc. Una “democrazia” che rappresenti solo lo strato superiore dell’Egitto, come ha fatto il governo dei Fratelli musulmani, non può emergere da una rivoluzione e rimanere, ma viene distrutto da una più alta forma di democrazia rivoluzionaria.  Il breve ed entusiasmante regno del primo governo dei Fratelli musulmani cambierà il corso della storia del Medio Oriente, il cui capitolo moderno è stato scritto, in parte, dall’avanzata della Fratellanza. I Fratelli musulmani egiziani hanno fatto al Medio Oriente un profondo favore svelando per quella che è la propria ideologia politica ed economica: politiche economiche capitalistiche filo-occidentali a favore del FMI dominato dalle grandi banche, evitando eventuali misure reali per affrontare la crisi della disoccupazione e la massiccia disuguaglianza in Egitto, nate dalle precedenti politiche di privatizzazione neoliberiste. Che cosa ne ha fatto la Fratellanza dello Stato corrotto che ha ereditato? Ha cercato di adeguarsi flirtando con l’esercito egiziano, coccolando i servizi di sicurezza e facendosi sedurre dal principale sostenitore della dittatura, gli Stati Uniti. Hanno impedito che tutti i criminali di Mubaraq affrontassero la giustizia. La politica estera della Fratellanza era la stessa di Mubaraq, favorendo Israele a spese dei palestinesi, e favorendo i ribelli siriani appoggiati dagli USA contro il governo siriano, adottando sempre più un ordine del giorno anti-Iran. Il primo finanziatore del governo dei Fratelli musulmani era la ricca petro-monarchia del Qatar (un governo fantoccio degli Stati Uniti), che ha contribuito a determinare la politica estera del governo egiziano. La Fratellanza musulmana ha seguito le stesse politiche della dittatura perché serve gli stessi interessi d’élite. Di conseguenza, l’islam politico non sarà più obiettivo di milioni di persone in tutto il Medio Oriente, che opteranno per una nuova politica che serva le reali esigenze dei popoli della regione.

L’islam politico al di fuori dell’Egitto viene rapidamente screditato in tutto il Medio Oriente. In Turchia le proteste popolari sono scoppiate, in parte, come reazione dei giovani turchi alle politiche economiche liberiste e conservatrici del governo islamista. Il popolo iraniano ha recentemente scelto il più religiosamente moderato dei candidati a rappresentarli, la cui campagna elettorale ha scatenato un movimento di massa emergente. I Fratelli musulmani siriani si sono permessi di diventare una pedina della politica estera degli Stati Uniti contro il governo siriano, partecipando a un “governo di transizione” organizzato dagli USA che avrà il potere, in teoria, dopo che i ribelli sostenuti dagli Stati Uniti distruggeranno il governo siriano. Le vittorie sul campo di battaglia del governo siriano e la nuova rivoluzione egiziana faranno ulteriormente arretrare la Fratellanza musulmana siriana. L’Islam politico era già macchiato dalle vergognose monarchie del Medio Oriente. La dittatura particolarmente corrotta e decrepita dell’Arabia Saudita ha sfruttato a fondo l’islam, dove una versione fondamentalista della sharia è riservata alle masse saudite, mentre la monarchia saudita partecipa a qualsiasi tipo di comportamento illegale o immorale. L’unica fonte di legittimità politica dell’Arabia Saudita è la sua auto-rappresentazione di “protettore dell’Islam”, dato che le città sante islamiche sono in Arabia Saudita. Ma anche l’impero ottomano, distrutto nella Prima guerra mondiale, fondava la propria legittimità sul fatto di essere il “difensore dell’Islam”, l’islam sfruttato dal potere politico e finanziario.

Certo, l’islam non è l’unica religione che viene sfruttata dalle élite. La classe dirigente d’Israele propaganda il giudaismo usandolo per legittimare le politiche espansionistiche e razziste dello Stato. Uno stato-nazione basato sulla religione, come Israele, implica che le minoranze religiose saranno trattate da cittadini di seconda classe, mentre i “più devoti”, cioè i gruppi religiosi più conservatori, avranno maggiore influenza e maggiori privilegi dallo Stato. Lo stesso vale negli Stati Uniti per il Partito Repubblicano, e sempre più per i democratici, che basa gran parte della sua legittimità su una versione fondamentalista del cristianesimo, risultato inevitabile di chi discrimina i non cristiani, anche e soprattutto i musulmani. I repubblicani sempre più istigano la loro base fondamentalista cristiana contro gli immigrati, i musulmani e gli omosessuali, consentendogli di coprire il perseguimento di una politica estera filo-aziendale e militarista.

Nel moderno Medio Oriente, l’islam politico fu allevato dalle potenze occidentali dopo la seconda guerra mondiale, che installò e supportò le monarchie in tutto il Medio Oriente per mantenere a buon mercato il petrolio e i governi al loro soldo; queste monarchie usano una versione fondamentalista dell’islam quale principale fonte di legittimazione. Questa politica di sfruttamento dell’islam fu estesa alla lotta contro la potente avanzata dei governi socialisti pan-arabi che supportavano un’economia pubblica di stampo sovietico, per primo avviato dall’ancora oggi amatissimo presidente egiziano Gamal Abdel Nasser. L’ex-agente della CIA Robert Baer discute di questa dinamica filo-islamica/anti-sovietica nel suo eccellente libro, ‘Dormire con il diavolo, come Washington ha venduto la nostra anima per il greggio saudita’. Quando Paesi arabi come la Siria, l’Iraq, la Libia, la Tunisia, ecc., seguirono l’esempio dell’Egitto nel 1960 e più tardi presero provvedimenti contro le multinazionali occidentali; gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita usarono sempre di più i Fratelli musulmani e altri estremisti islamici per destabilizzare queste nazioni o orientarne la politica verso destra. Quando la Fratellanza musulmana dell’Egitto cercò di assassinare Nasser, questi usò la repressione militare e statale per distruggere l’organizzazione, i cui membri poi fuggirono in Siria e Arabia Saudita. Poi la Fratellanza tentò di assassinare il presidente siriano Hafiz al-Assad, il padre di Bashar al-Assad, che seguì l’esempio di Nasser e distrusse fisicamente l’organizzazione. La Libia di Gheddafi e la Tunisia di Bourguiba, due presidenti popolari per anni, agirono allo stesso modo aggressivo contro le aggressive tattiche reazionarie della Fratellanza,  protetta e sostenuta dall’Arabia Saudita filo-USA.

Questa politica di strumentalizzazione degli islamisti radicali contro gli Stati alleati dei sovietici si estese ulteriormente quando Stati Uniti e Arabia Saudita finanziarono, armarono e addestrarono i gruppi poi noti come al-Qaida e taliban contro il governo filo-sovietico dell’Afghanistan. Dopo questo “successo”, la stessa politica fu applicata in Jugoslavia, dove gli islamisti radicali, noti come l’Esercito di liberazione del Kosovo, furono finanziati e sostenuti da Arabia Saudita e Stati Uniti, attaccando il governo d’ispirazione sovietica della Jugoslavia. Ora, gli islamisti radicali filo-sauditi vengono usati contro il governo siriano. Con la caduta dell’Unione Sovietica, le nazioni arabe semi-socialiste che ne dipendevano commercialmente e ne avevano il sostegno, si ritrovarono economicamente e politicamente isolate, e di conseguenza diressero le loro economie verso le politiche capitaliste occidentali, per avere iniezioni di capitale (investimenti esteri) e nuove vie al commercio. Questa transizione richiese politiche neo-liberiste, specialmente dei piani di ampia privatizzazione, creando grandi disuguaglianza e disoccupazione, ed infine divenendo le principali cause economiche dei movimenti rivoluzionari ormai conosciuti come Primavera araba. Ironia della sorte, per combatterne la popolarità, questi regimi tolsero le restrizioni ai partiti islamici per allontanarne l’energia dalle richieste economiche, agendo da contrappeso alla sinistra politica. La primavera araba ha rovesciato dittature, ma non ha fornito un’alternativa politica organizzata. I Fratelli musulmani sono stati risucchiati in questo vuoto, e subito ne sono stati sputati, non essendo una valida alternativa politica per le esigenze dell’Egitto rivoluzionario e del Medio Oriente. E anche se l’esercito egiziano tiene ancora le redini del potere istituzionale in Egitto, si capisce la diffidenza verso i militari post-Mubaraq del popolo, pertanto limitandone la capacità di agire, poiché la repressione di massa potrebbe infiammare ulteriormente la rivoluzione e, eventualmente, dividere l’esercito, come accadde quando l’ex presidente Nasser, giovane ufficiale, salì al potere con un colpo di Stato di sinistra (un simile tipo di colpo di Stato fu tentato, fallendo, da Hugo Chavez prima di diventare presidente).

In definitiva, i Fratelli musulmani e altre simili organizzazioni politiche islamiche non sono una naturale espressione degli atteggiamenti religiosi del popolo del Medio Oriente, ma sono invece una creazione politica innaturale che serve una specifica agenda geopolitica, in particolare quella di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Il popolo egiziano ha ora avuto esperienza dell’Islam politico e l’ha scartato, come in una bancarella piena di offerte da cogliere al volo. Ora saranno ricercate nuove politiche basate su una diversa ideologia politico-economica, fino a quando si troverà ciò che corrisponde alle reali esigenze del popolo. Fino a quando le masse egiziane scopriranno e si organizzeranno attorno da una piattaforma utile al popolo, una serie di altri governi sarà costruita nel tentativo di mantenere l’élite egiziana, e i suoi sostenitori occidentali, al potere. Questi governi saranno altresì messi da parte fin quando s’imporrà quello che risponderà alle esigenze del popolo.

C’è il valido timore che i Fratelli musulmani scelgano di prendere le armi in Egitto, come fecero gli islamisti algerini innescando una guerra civile quando l’esercito annullò le elezioni che avevano vinto. La Fratellanza potrà dire: “Abbiamo provato le elezioni ed i risultati sono stati negativi.” Ma la rivoluzione è la massima espressione della democrazia, e solo ampliando la rivoluzione si può evitare una potenziale guerra civile tra la Fratellanza e l’esercito. La potenza di entrambi i gruppi può essere ridotta da un movimento rivoluzionario che si batta per il miglioramento delle condizioni di vita, e con richieste concrete, della maggioranza degli egiziani. I ranghi inferiori dell’esercito e dei Fratelli musulmani simpatizzano per un tale movimento, permettendo un nuovo indirizzo per il Paese. Molti rivoluzionari in Egitto hanno tratto mille lezioni politiche in pochi anni, ma non permetteranno che l’esercito usurpi facilmente il potere. La rivoluzione egiziana è la più potente rivoluzione da decenni e ha già riformato il Medio Oriente. Continuerà a farlo fin quando le esigenze del popolo saranno soddisfatte.

 

Shamus Cooke is a social service worker, trade unionist, and writer for Workers Action. He can be reached at portland@workerscompass.org