Il cambiamento del clima e la prossima rivoluzione degli Stati Uniti

Shamus Cooke

di Shamus Cooke
Italian translation of Climate Change and the Next U.S. Revolution

26 luglio 2012

L’ondata di caldo negli Stati Uniti sta lentamente scuotendo le fondamenta della politica americana. Probabilmente ci vorranno anni perché il profondo rimbombo diventi un terremoto di superficie che farà a pezzi le istituzioni, ma la società degli Stati Uniti è cambiata definitivamente.

L’ondata di caldo ha aiutato a convincere  diecine di milioni di Americani che il cambiamento climatico è reale  e ha sopraffatto  la falsa scienza e i mezzi di informazione di destra – finanziati dal denaro delle grosse imprese – a convincere gli Americani di un’altra realtà.

Anche  i Repubblicani  i Democratici allo stesso modo erigono barriere alla comprensione del cambiamento di clima. Con la completa mancanza di azione da parte dei politici riguardo al problema, il movimento di “il cambiamento di clima è falso” si è rafforzato, dal momento che gli Americani supponevano che qualsiasi governo di buon senso avrebbe tentato attivamente di occuparsi di un problema che aveva il potenziale di distruggere la civiltà.

Finalmente, però, i lavoratori hanno preso una decisione. Un recente sondaggio ha mostrato che il 70% degli Americani ora credono che il cambiamento di clima è reale, in confronto al 52% del 2010. E un numero sempre maggiore di persone riconosce che il riscaldamento del pianeta è  causato dall’attività umana.

La rivista Business Week spiega: “Un ondata di caldo da record, siccità e incendi incontrollati catastrofici stanno realizzando ciò che gli scienziati del clima non hanno saputo fare: convincere una vasta fascia di Americani che le temperature stanno aumentando in tutto il mondo.”

Questo significa che le famiglie della classe lavoratrice di tutto il Midwest (la zona centro settentrionale degli stati uniti, n.d.t.)) e degli stati meridionali semplicemente non credono in ciò che i mezzi di informazione e i politici dicono loro.

Implica anche che questi milioni di Americani si stanno ulteriormente politicizzando in senso più profondo.

Credere che il cambiamento di clima esiste implica che si sia in un certo qual modo consapevoli delle massicce conseguenze per l’umanità se l’economia globale non cambia drasticamente e in fretta.

Questa consapevolezza ha implicazioni rivoluzionarie. Mentre milioni di Americani osservano l’ambiente che si distrugge – per i loro nipoti o per se stessi – mentre i politici non reagiscono in nessun modo, o fanno dei gesti formali – un numero sempre maggiore di Americani chiederà alternative politiche e lotterà per vederle realizzate. Il sistema politico americano nella sua forma attuale, non può fare fronte a questo avvenimento inevitabile.

Il New York Times spiega perché: “il sistema politico americano non è pronto a mettersi  d’accordo su un trattato per il clima che costringerebbe gli Stati Uniti, col tempo, ad accettare profondi cambiamenti nei suoi settori dell’energia [carbone, petrolio], dei trasporti [ autotrasporti  e industria del trasporto aereo ] e dell’industria [grosse imprese].”

In breve, il governo statunitense non costringerà le grosse imprese ad avere meno profitti per comportarsi in modo da rispettare l’ambiente. Questa è l’essenza del problema.

Affinché l’umanità sopravviva al cambiamento di clima, l’economia deve essere trasformata radicalmente; si devono fare massicci investimenti nell’energia rinnovabile, nei trasporti pubblici, e nel riciclaggio, mentre le fonti di energia sporca devono essere rapidamente spazzate via nella pattumiera della storia.

L’economia, però, è attualmente di proprietà di imprese gigantesche, gestite privatamente, che continueranno a distruggere la terra, se questo procura loro enormi profitti, ed esse fanno “donazioni” immense ai partiti politici per assicurarsi che le cose restino così. E’ sempre più ovvio che  l’inazione del governo rispetto al cambiamento di clima è direttamente collegata agli “interessi speciali” delle grosse imprese che dominano questi governi.

Questo fatto della politica americana è presente anche in ogni  altra  nazione capitalista, il che significa che gli accordi internazionali per la riduzione dei gas serra continueranno a essere impossibili; dato che le grosse imprese di ogni nazione  gareggiano per avere il dominio del mercato, ridurre l’inquinamento li mette semplicemente in una condizione di svantaggio competitivo.

Questa dinamica ha già causato massicci ritardi agli sforzi già inadeguati degli Stati Uniti nell’affrontare il cambiamento del clima. L’accordo di Kyoto per il clima è stato il risultato di anni di collaborazione e di pianificazione tra molte nazioni che comprendeva accordi  legalmente vincolanti  per ridurre i gas serra. Le amministrazioni Bush e Obama hanno aiutato a distruggere questi sforzi.

Per esempio, invece di costruire sui fondamenti del Protocollo di Kyoto, l’Amministrazione Obama ha richiesto una struttura completamente nuova, per ottenere la quale ci vorrebbero anni. La struttura modello di Kyoto (di per se stessa insufficiente) è stata abbandonata perché comprendeva  accordi legalmente vincolanti, ed era basata su riduzioni di gas serra multilaterali concordate.

In un articolo del Guardian intitolato “Piani degli Stati Uniti per indebolire il Trattato di Copenhagen  per  il clima, ” si espone la posizione dell’ONU dell’Amministrazione Obama, dato che egli accantona il Protocollo di Kyoto, proponendo che “…ciascuna nazione fissi le proprie regole e decida unilateralmente di ottenere il risultato sperato.”

La proposta di Obama è arrivata direttamente per bocca delle grosse imprese statunitensi che volevano assicurarsi che  ci fosse zero responsabilità, zero controllo supervisione,  zero progresso del clima, e perciò nessun rischio che i loro profitti vengano intaccati. Invece di usare la loro massiccia influenza riguardo alla giustizia del clima, gli Stati Uniti la hanno usata per promuovere le sue divisioni e la sua inazione a potenziale detrimento di miliardi di persone del globo.

La posta è troppo alta per  nutrire  qualsiasi speranza che i governi agiranno in modo deciso. L’articolo del Business Week  che segue, spiega i profondi cambiamenti che accadono nel clima:

“La temperatura media per gli  Stati Uniti in Giugno è stata di 71,2 gradi Farenheit (21,7 Celsius), che è di 2 gradi più alta della temperatura media del 20° secolo, secondo l’Amministrazione Nazionale per gli Oceani e l’Atmosfera. Le temperature di giugno hanno reso i precedenti 12 mesi i più  caldi da quando queste si sono iniziate a registrare, nel 1895, ha detto l’agenzia governativa.”

Gli attivisti che sono diventati più radicali , a causa di questo problema, si chiedono che cosa fare a riguardo. E’ difficile esprimere una richiesta circa il cambiamento del clima, dato che il problema è globale. Chiedere che i “governi agiscano  in modo deciso”  per affrontare questo problema, non ha funzionato e richieste minori sembrano inadeguate.

Il movimento per i diritti ambientali continua ad attraversare varie fasi: “terrorismo ecologico” fatto da individui o da piccoli gruppi, che causa danni alla proprietà di compagnie che danneggiano l’ambiente; campagne riguardanti le grosse imprese che hanno come obiettivo specialmente i peggiori inquinatori con un ‘azione diretta di alto profilo; ; e massicci programmi educativi che hanno avuto grande successo, ma che non si dimostrano all’altezza quando si tratta di ottenere dei cambiamenti.

In definitiva, gli attivisti del clima devono fare in modo di trovarsi  faccia a faccia con il potere politico e delle grosse imprese. I governi “di proprietà”  delle grosse imprese sono quelli che hanno il potere di affrontare in modo adeguato il problema del cambiamento del clima, e non saranno influenzati  dalla scienza seria,  dal buon senso, da una decenza basilare, o anche da un pianeta in fiamme.

Chi è al potere risponde soltanto al potere e l’unico potere in grado di soppiantare  il potere delle grosse aziende è quello della gente che si unisce per agire collettivamente, come hanno fatto in Egitto, Tunisia e come si continua a fare in tutta Europa.

I gruppi che operano per il clima non possono considerare il loro problema come se fosse separato da quello di altri gruppi che si stanno organizzando contro il potere delle grosse aziende. I movimenti sociali che sono sorti per combattere le misure di austerità sono alleati naturali, come lo sono i militanti contro la guerra e quelli che si occupano dei problemi del lavoro. La soluzione dei problemi del clima richiederà inevitabilmente misure rivoluzionarie, che richiedono per prima cosa che vengano presentate  alleanze e  richieste che uniscano i lavoratori in generale, la comunità, i gruppi studenteschi per un’azione collettiva.

Una possibile richiesta immediata è che gli attivisti ambientalisti si uniscano con gruppi sindacali riguardo al programma federale per i posti di lavoro, pagati tassando i ricchi, che comporti investimenti massicci in impieghi attinenti al clima: produzione di pannelli solari, trasporti, costruzione di centri per il riciclaggio, ammodernamento di case. ecc.

Si dovrebbe inoltre chiedere di insistere che il governo  raduni gli scienziati meglio documentati  nell’area dell’energia pulita. Si dovrebbero fornire loro tutte le risorse di cui hanno bisogno per creare tutti insieme fonti alternative di energia pulita che permetterebbero un’alternativa realistica all’attuale inquinamento e alle fonti tossiche di energia.

Tuttavia, qualsiasi tipo di richiesta immediata incontrerà una gigantesca resistenza da parte di entrambi i partiti politici. Lottare per una richiesta di unione, rafforzerà quindi il movimento e per questo motivo è importante collegare le soluzioni per il problema del clima alla creazione di posti di lavoro, la preoccupazione numero uno della maggior parte degli Americani. Questa unità porterà a sua volta gli alleati in questa azione verso una più profonda comprensione del problema, e perciò verranno fuori soluzioni più profonde che sfideranno l’intera struttura economica che è sorda alle necessità degli essere umani  e al clima e che sacrifica ogni cosa al profitto privato di pochi.

 

Shamus Cooke lavora nei servizi sociali, è un sindacalista, e scrive per Workers Action (www.workerscompass.org). Si può contattare su shamuscooke@gmail.com

 

http://www.businessweek.com/news/2012-07-18/record-heat-wave-pushes-u-dot-s-dot-belief-in-climate-change-to-70-percent
[L’ondata di caldo fa salire al 70 per cento il numero di coloro che negli Stati Uniti credono al cambiamento di clima].

http://www.nytimes.com/2009/12/13/weekinreview/13broder.html

http://www.guardian.co.uk/environment/2009/sep/15/europe-us-copenhagen

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Shamus Cooke is a social service worker, trade unionist, and writer for Workers Action. He can be reached at portland@workerscompass.org