La guerra per procura in Siria preannuncia una catastrofe per il Medio Oriente

Shamus Cooke

Nello sforzo di indebolire l’Iran rovesciando il regime del suo alleato strategico, cioè la Siria, le nazioni occidentali usano i loro stati clienti del Medio Oriente per condurre un attacco su più fronti contro la Siria attraverso i mezzi di informazione, la Lega Araba, le Nazioni Unite e ora anche con forze militari “delegate”. Questo fatto viene largamente ammesso da molte fonti tradizionali di informazione occidentali. Per esempio la rivista The Economist, con conoscenze importanti e filo-occidentale afferma:

“L’Iran e la Russia aiutano il regime [del governo siriano]; l’Arabia Saudita e la Turchia favoriscono i ribelli….Lasciati da soli, i campi rivali alimenteranno un conflitto che peggiorerà e che potrebbe destabilizzare l’intera zona.” (28 gennaio 2012).

Naturalmente l’Arabia Saudita e la Turchia sono alleati chiave degli Stati Uniti. L’Arabia Saudita non fa neanche uno starnuto se prima non si consulta con l’ambasciatore statunitense presso il suo paese.

Un raggruppamento di paesi clienti degli Stati Uniti noto come Consiglio di Cooperazione del Golfo – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Oman e Bahrein – hanno di recente un colpo mortale alla missione di monitoraggio in Siria e chiedono ora che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU prenda tutte le “misure necessarie” – compresa presumibilmente un’invasione – per assicurare che avvenga un cambiamento di regime in Siria, la stessa manovra diplomatica che gli Stati Uniti ei suoi soci europei nella NATO hanno usato per giustificare la loro campagna di massicci bombardamenti in Libia.

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo – un raggruppamento di nazioni che hanno una monarchia totalitaria – sembra perseguire una seria campagna per rovesciare il governo siriano. Secondo il Times di Londra:

“L’Arabia Saudita e il Qatar sono d’accordo a finanziare l’opposizione siriana che sta lottando per potersi permettere di avere le armi nella sua lotta contro il presidente Bashar al-Assad, ha detto un dissidente siriano a The Times….L’opposizione [siriana] sembra che abbia avuto un incontro segreto con i funzionari sauditi e qatarioti dopo un incontro della Lega Araba al Cairo lo scorso weekend. Tutti i paesi del Golfo (il Consiglio di Cooperazione) ha deciso allora di ritirare i loro osservatori da una missione di controllo che è stata largamente criticata perché è inefficace.” (27 gennaio 2012).

Quando si tratta del cosiddetto Libero Esercito Siriano ( The Free Syrian Army – FSA), cioè i vari gruppi armati all’interno della Siria che attaccano il governo siriano, gli alleati degli Stati Uniti danno un contributo decisivo ad armare, finanziare e proteggere i combattenti. Non è una coincidenza che il Libero esercito siriano è più forte ai confini con la Turchia, l’Iraq, il Libano settentrionale e la Giordania, che sono aree con forti alleanze con gli Stati Uniti.

Malgrado le smentite della Turchia, riguardo al loro appoggio, i combattenti dell’FSA stanno sfruttando la relativa sicurezza di cui godono nella Turchia meridionale, per sferrare attacchi contro le forze siriane. Si presume anche che il FSA abbia stabilito basi nel Libano settentrionale e nella Giordania settentrionale, regioni che sono state analogamente testimoni di un afflusso di rifugiati siriani.” (20 dicembre 2011).

Infatti, la Turchia ha ospitato gli incontri iniziali del gruppo di opposizione filo occidentale e anti siriano, il Consiglio Nazionale di sicurezza, che gode di enorme appoggio dagli Stati Uniti ma molto poco all’interno della Siria.

Un’altra forza militare “su procura ” è stata inviata in aereo dal nuovo alleato degli Stati Uniti, la Libia, come riferisce il quotidiano londinese Telegraph: “All’incontro, che si è tenuto a Istanbul e che comprendeva funzionari turchi, i Siriani [l'opposizione] ha richiesto “assistenza” dai rappresentanti della Libia e sono state loro offerte armi e possibili volontari.”

Si sta progettando qualche cosa per mandare armi e perfino combattenti in Siria, ha detto una fonte libica, parlando in situazione di anonimato. “E’prossimo un intervento militare. Tra poche settimane vedrete.” (29 gennaio 2012).

E lo abbiamo visto davvero!

Questo è stato confermato dal Wall Street Journal: “….[Si stima] che 300/440 Libici si siano stanziati nella Turchia meridionale e che abbiano attraversato il confine per unirsi ai Siriani per operare scaramucce contro le forze governative. Una volta entrati in Siria, essi [i combattenti libici], si sono impegnati in due diverse scaramucce in un’area che hanno detto che pensavano facesse parte di Idlib (città siriana situata al confine con la Turchia, ndT) (20 dicembre 2011).

Corrono molte voci che i combattenti libici siano gli stessi estremisti islamici che la NATO ammette di avere usato per attaccare il governo libico.

Gli alleati degli Stati Uniti si stanno assicurando l’aiuto di estremisti islamici che combattono o per denaro o per la Jihad. Gli estremisti vengono arruolati per combattere questa battaglia perché il governo siriano conta sull’appoggio dei musulmani Sciiti all’interno e anche all’esterno, poiché il regime iraniano è in gran parte sciita ed è un alleato di importanza cruciale della Siria.

Alla maggioranza dei Musulmani nel mondo importa pochissimo delle piccole differenze esistenti tra l’Islam sunnita e quello sciita; solo piccoli gruppi di sette estremiste sono disposti ad uccidere per la loro visione unica dell’Islam, e sono proprio queste sette quelle su cui contano gli stati uniti ei loro alleati in Medio Oriente come forza militare e politica nella regione. Queste sette sono potenti soltanto per gli anni di enorme sostegno finanziario e militare ricevuto dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita.

Già prima del sostegno degli Stati Uniti agli estremisti islamici, in seguito noto come talebani, contro l’Unione Sovietica in Afghanistan, gli Stati Uniti e il loro alleato, l’Arabia Saudita, (essa è una dittatura islamica sunnita estremista), hanno usato le forze estremiste per procura in tutto il Medio Oriente, come pedine sullla loro scacchiera geo-politica (Vijay Prashad documenta il fatto che l’Arabia Saudita ha esportato l’estremismo sunnita, nel suo eccellente libro: The Darker Nations ( Le nazioni più malefiche).

Un esempio recente dell’estremismo sunnita appoggiato dagli Stati Uniti, è rappresentato in Iraq, dove gli Stati Uniti hanno armato e finanziato il “Consiglio del Risveglio”, estremista e diventato ora potente, per dare la caccia a qualsiasi tipo di opposizione irachena alla presenza militare degli Stati Uniti. Ora il Consiglio del Risveglio sta per essere messo da parte dalla maggioranza sciita in Iraq, ma i suoi 80.000 e più membri armati non se ne andranno in silenzio; corre voce che molti di loro siano andati in Siria per servire ancora i loro padrono sauditi e statunitensi.

Il New York Times ha anche riferito di una recente tendenza all’estremismo sunnita in Siria:

“In interviste fatte la settimana scorsa, alcuni cittadini di Homs, compresi svariati Cristiani e Alawiti (musulmani sciiti), hanno espresso il timore che i sunniti più severi noti come Salafiti, stessero costituendo gruppi armati e alimentando la violenza. Queste violenze riflettevano preoccupazioni crescenti tra gli attivisti laici che, dato che il conflitto va per le lunghe, una presenza islamista [estremista] nelle milizie, dava all’insurrezione un carattere sempre più settario. Le tensioni si sono sviluppate questa settimana tra attivisti laici e islamisti, quando questi ultimi hanno cercato di imporre il nome “Al Jihad” alle dimostrazioni settimanali del venerdì…..” (28 gennaio 2012).

L’articolo spiega anche che molta della violenza che c’è in Siria non è dovuta al fatto che il governo siriano uccide i dimostranti disarmati, ma invece al dover reagire agli attacchi violenti di questi gruppi armati.

L’articolo già citato dell’Asian Times ha anche commentato la tendenza sunnita estremista contro il governo siriano, che sta avanzando dal Libano settentrionale, un paese dove ci sono alcuni degli alleati chiave degli Stati Uniti:

“Eminenti religiosi Salafiti [Sunniti] a Tripoli [in Libano], compreso Dai al-Islam al-Shahhal, hanno fatto appello ai Siriani sunniti di unirsi all’insurrezione contro il regime Ba’atista [siriano]… La“Alleanza del 14 marzo” , in Libano, allineata con gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, e che comprende il Movimento Futuro dell’ex primo ministro libanese Saad Hariri dove i Sunniti hanno un ruolo dominante), è in prima linea in Libano nell’organizzazione di attività contro il governo siriano.”

Attizzare le fiamme del settarismo in Siria è una cosa particolarmente pericolosa. Come l’Iraq, la Siria ha una complessa composizione di gruppi etnici e religiosi che, se vengono armati e manipolati, potrebbero portare facilmente a un’altra tragedia umanitaria come quella irachena. Gli Stati Uniti ei loro alleati, però, non conoscono nessuna altra forma di intervento; divide et impera (dividi e governa) è un modo molto efficace per far cadere un governo. Ciò che gli Stati uniti ei loro alleati non hanno del tutto considerato, è se possono limitare la loro possibile opera di devastazione alla Siria.

L’Iran e la Russia hanno un’enorme partecipazione nella sopravvivenza del governo siriano ; la Russia ha ammesso apertamente di aver mandato di recente 550 milioni di dollari di caccia a reazione da combattimento alla Siria, mentre invia anche navi da guerra russe come deterrente per un’invasione straniera. Mentre la guerra per procura

si avvicina, un’ulteriore invasione straniera, di denaro e di armi, aumenterà da entrambi i lati; le nazioni che interferiranno, saranno quindi più “impegnate” nel conflitto, aumentando l’urgenza di proteggere i loro investimenti, probabilmente impiegandoli direttamente nella guerra.

Le tensioni in Medio Oriente hanno già raggiunto livelli esplosivi. L’atteggiamento degli stati uniti e dei loro alleati nel provocare una probabile guerra nella regione, sembra più che un po’ pazza. Questa follia ha però una base logica, il potere economico degli Stati Uniti che è in calo li ha costretti a contare sulla loro potenza militare quando combatte con la Cina e con la Russia per avere la supremazia economica e politica. L’attività degli Stati uniti in Afghanistan, in Iraq e ora in Libia, sta spingendo la Russia e l’Iran a prendere una posizione più aggressiva per fermare l’estendersi degli stati clienti degli Stati Uniti nella regione. La Siria è quindi un campo di battaglia per procura una più ampia serie di eventi che ora minaccia l’intero Medio Oriente e probabilmente zone oltre questo.

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Shamus Cooke is a social service worker, trade unionist, and writer for Workers Action. He can be reached at portland@workerscompass.org