Le origini nascoste della crisi economica

Shamus Cooke

(Itallian Translation of the Deeper Origins of the Economic Crisis)

Da tutto l’ orrore che la crisi economica globale ha generato per cosi tanta gente è emersa una conseguenza importante: molta gente sta acquisendo una coscienza politica e sta cercando di informarsi per comprendere meglio il sistema economico-politico in cui vive. Si cerca di capire per quale motivo le cose sono andate in questo modo e quali sono i rimedi. Sfortunatamente ci si è concentrati poco sulle cause reali e troppo su dettagli finanziari astratti ed altre conseguenze derivate da problemi economici ben piú profondi.

Le cause della crisi economica vengono attribuite al fatto che le regolamentazioni risalenti all’ era della depressione sono state messe da parte ed è stato permesso alle banche di convergere in nuovi istituti che poi hanno trovato delle vie per convertire i debiti in rendite, che sono poi state dilapidate in borsa con cifre pari a centinaia di miliardi di dollari.

Tutto questo è vero.

Quello di cui non si parla è il perché: perché i governi successivi hanno permesso la deregolamentazione? E ancor piú importante, perché l’ intero establishment politico ha ritenuto necessaria l’ abolizione delle regole?

Un dato statistico potrebbe aiutare a capire meglio i fatti. Nel 1970 l’ industria manifatturiera rappresentava una parte del PIL degli Stati Uniti che era due volte maggiore del settore finanziario; da allora la situazione si è capovolta: oggi il settore finanziario rappresenta il 21 % del PIL statunitense mentre il settore manifatturiero soltanto il 12 %, ed è perfino in discesa.

Perché dunque si è verificata la crescita nel settore finanziario mentre quello manifatturiero è calato? In che modo i due sono correlati?

Gli investitori (i capitalisti) hanno rinunciato sempre piú alla produzione di beni reali a causa del forte calo dei profitti nel settore manifatturiero. Il calo si è verificato in quanto i fabbricanti, in condizioni capitalistiche, si sono trovati a dover competere in un mercato globale per la vendita dei loro prodotti, cosicché la sola via per sopravvivere consisteva nell’ abbassare i prezzi a livelli minimi; per di piú le fabbriche avrebbero anche dovuto essere provviste delle piú moderne e costose attrezzature. I grossi investimenti per questi macchinari avrebbe intaccato indubbiamente i profitti, riducendoli drasticamente.

Tutto questo ha portato gli investitori piú astuti ad operare nel regno della finanza, dove il denaro si puó spostare magicamente ed i profitti sono alti e, cosi sembra, provenienti dal nulla; anche questo tipo di denaro ha peró un limite. Il denaro, inteso correttamente, è semplicemente un mezzo per lo scambio di beni e servizi che non ha altre funzioni.

Questo è proprio ció che sta succedendo ora: il denaro sembra aver preso vita di per se; nuovi strumenti finanziari (denaro) sono stati creati dal nulla, senza nessun legame apparente con la realtá quando invece il legame c’è: ipoteche, prestiti per le auto e agli studenti ed altri tipi di debito sono stati “mischiati” in modo complesso, sparsi in tutto il mondo e venduti come beni. Nessuno sa veramente ció che si stava comprando ma ai compratori veniva detto che si trattava di affari “certi”. Questa bolla di debiti gigante e informe deve ancora essere deflazionata del tutto; la bolla finanziaria è appunto questo: il denaro separato dai beni reali.

La prassi di separare il debito dalla sua fonte ha una lunga storia, tanto vecchia quanto il capitalismo stesso. Marx scriveva a proposito:”queste crisi [monetarie] si verificano proprio nel momento in cui l’ interminabile catena di pagamenti, ed il sistema artificiale atto a regolarli è in una situazione di pieno sviluppo”. (Il Capitale, volume III)

Suona familiare ?

Marx aveva capito profondamente quanto il credito sia importante in un sistema capitalistico, e quanto il suo sfruttamento si verifichi automaticamente, portando eventualmente ad una crisi.

Ció avviene poiché il mercato capitalistico ha dei limiti ben definiti che i capitalisti stessi cercano di travalicare. Il limite piú grande riguarda i salari, attraverso cui si puó acquistare un numero determinato di beni; ció nonostante si produce sempre un numero di beni maggiore al fabbisogno (in altri termini: sovrapproduzione), specialmente quando i salari vengono tenuti bassi per favorire i profitti.

Il credito rappresenta la cura momentanea che occorre per coprire questo buco: maggiore è la discrepanza tra salari e beni prodotti, maggiore è il debito necessario per scongiurare la recessione o la sovrapproduzione.

Questo spiega perché gli interessi erano tenuti bassi durante i giorni del boom, producendo cosi una marea di debiti: non soltanto le classi medie venivano incoraggiate dalle aziende e dai governi ad indebitarsi drasticamente, ma esse avevano anche bisogno di denaro extra per compensare salari stagnanti o in calo.

La certezza che questa situazione potrebbe andare avanti per sempre è stata abbracciata da pressoché ogni membro del sistema bipartitico degli Stati Uniti. È difficile immaginarsi maggiore stupiditá e aviditá.

L’ unica cosa di buono che si piú trarre dalla crisi è la lezione che essa insegna, altrimenti si permetterá in futuro che lo stesso ciclo prima di boom e in seguito di crollo si ripeta; ciclo che ha caratterizzato l’ economia capitalistica fin dai tempi di Marx.

Si deve in altri termini accettare il fatto che non si puó semplicemente regolare la via d’ uscita da questa crisi: la recessione non è dovuta al credito ed al debito, questi sono stati semplicemente i sintomi. La malattia è dovuta alla sovrapproduzione, la quale è parte integrante di un sistema economico che produce beni per un solo mercato.

Ora che la bolla del credito è scoppiata, i proprietari di aziende cercano di sbarazzarsi dei prodotti in diversi modi. Uno di questi consiste nella guerra, per cui il mercato interno della nazione perdente viene sfruttato dalle imprese del vincitore.

Le guerre e le crisi economiche sono fenomeni strettamente legati tra loro: entrambi necessitano dei presupposti anticapitalistici da combattere. Sistemi dove beni e servizi vengono prodotti per esigenze sociali sotto il controllo democratico dei cittadini non sono utopici ma, al contrario, essi sono assolutamente necessari se si vuole uscire da questo sempre piú turbolento periodo.

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARCO ORRU’

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Shamus Cooke is a social service worker, trade unionist, and writer for Workers Action. He can be reached at portland@workerscompass.org