L’ultima elezione del male minore?

Shamus Cooke

This is an Italian translation of Will 2012 be the Final Election of Lesser Evilism?

Proprio quando pensavamo che la campagna elettorale di Obama non sarebbe potuta sembrare meno interessante, in quel momento è stato scelto Paul Ryan come candidato vicepresidente repubblicano.

All’improvviso la squadra di Obama si è trovata piena di munizioni da usare per spaventare anche gli ultimi americani terrorizzati dalla scomparsa di Medicare, Medicaid, tagli alla spesa sociale e varie altre amenità programmate dalla proposta di Ryan sul budget nazionale.

Di conseguenza progressisti e, più in generale persone di sinistra, si sono nuovamente concentrati sui possibili orrori di una presidenza repubblicana e sulla necessità di rieleggere Obama.

Ma i pensatori critici sono immuni da tattiche mirate a spaventare.

Non è un caso che la campagna di Obama si concentri sulla mancanza di qualità del proprio avversario e non sui propri meriti.

Molti sostenitori di Obama, come Bill Fletcher Jr. e Carl Davidson, ritengono che non sia importante quanto fatto dal presidente perché questa elezione serve a sconfiggere “la supremazia bianca e la misoginia politica” della destra.

Per l’economista progressista Robert Reich, ex ministro del lavoro sotto la presidenza Clinton, il programma economico di Ryan è un incubo di “darwinismo sociale” e dunque bisogna eleggere Obama.

Non discuterò sui precedenti punti riguardanti l’estrema destra dato che è assodata la presenza di misoginia e razzismo in quello specifico ambito.

Votare per i democratici non sarà d’aiuto alla classe lavoratrice per combattere l’estremismo di destra.

Al contrario la forza lavoro viene obbligata a dare il proprio potere ad un sistema politico che non si cura di loro dato che i democratici hanno un programma che non si sposa in alcun modo con i bisogni della maggioranza dei lavoratori.

Non c’è alcun modo di chiedere conto dell’operato dei democratici una volta che si sono insediati nel proprio ufficio.

Ma ormai dovrebbe essere chiaro a gran parte degli americani che democratici e repubblicani sono due partiti politici di proprietà delle multinazionali ed in quanto tali sono liberi di fare quello che vogliono indipendentemente dalla retorica che utilizzano o hanno utilizzato.

Per esempio nel 2008 Obama promise una politica di immigrazione più umana nei confronti dei “latinos”.

Da allora ha deportato più gente di quanto non abbia mai fatto Bush jr.

Allo stesso modo promise una diversa e più umana organizzazione del lavoro attraverso Employee Free Choice Act (EFCA) ma l’EFCA non ha avuto alcun seguito ed Obama ha portato avanti una delle politiche più antisindacali mai viste dai tempi di Ronald Reagan.

Durante la campagna elettorale si spese per l’istituzione di un’assistenza sanitaria nazionale.

Dichiarò che avrebbe rinegoziato il NAFTA.

Una volta eletto dichiarò invece che l’assistenza sanitaria nazionale non era tra le priorità “sul tavolo” e non fece nulla riguardo al NAFTA.

Da candidato si scagliò contro i tagli alle tasse per i ricchi.

Da presidente li agevolò ulteriormente.

Non dimentichiamo inoltre, sempre parlando di Obama, il salvataggio delle banche, il “surge” in Afghanistan, gli accordi di libero scambio, le norme sullo spionaggio interno, programmi educativi pro multinazionali chiamati “race to the top”, etc. etc.

Quando esplose la rivolta del Wisconsin Obama non andò a controllare la situazione.

Quando il movimento di Occupy venne represso a livello nazionale il silenzio di Obama implicò un tacito sostegno alle politiche repressive ed antidemocratiche della polizia.

Il punto è che Obama e i repubblicani in generale concordano sul percorso che deve seguire questo paese e si muovono attraverso alcuni artifici di politica sociale per creare differenze che sono in gran parte inesistenti.

Ma non votare con Obama in qualche modo aiuterebbe il razzismo?

In realtà le minoranze etniche in USA soffrono già a causa della politica estera del presidente.

Proseguendo le guerre di Bush in Medioriente e Nord Africa Obama rafforza il razzismo a casa propria.

Le guerre di conquista ed occupazione oltre oceano sono alimentate dal razzismo poichè mancano di elementi ispirazionali che in altri contesti spingerebbero il morale dei soldati.

Quando tornano a casa molti soldati si portano dietro un peso di credenze razziste che sono state il carburante emotivo durante la guerra.

Tutto questo qualche volta può produrre eventi come il recente massacro nel tempio Sikh in Wisconsin.

Anche il resto della popolazione è soggetto a questo tipo di razzismo inconscio che si genera dal sostegno passivo alle guerre combattute in giro per il pianeta.

Guerre nelle quali le vittime altro non vorrebbero se non che gli americani, con le loro bombe e con le loro basi, lasciassero i loro paesi.

E’ ovvio che se Obama bombardasse l’Inghilterra e non l’Afghanistan gli americani sarebbero più propensi a protestare.

Obama, come Bush, è un criminale di guerra.

Gli omicidi con i Droni in Pakistan, Yemen, Somalia (e probabilmente altrove) sono manifeste violazioni delle Convenzioni di Ginevra.

L’ex-presidente Jimmi Carter parlando della politica estera di Obama ha dichiarato:

“E’ sgradevole che, invece di rinsaldare questi principi (della Dichiarazione dei Diritti Umani) le politiche di controterrorismo del nostro governo violino chiaramente almeno 10 articoli su 30 di queste Dichiarazioni, incluso il divieto di mettere in pratica trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti”.

Quando invece si parla di questioni interne i democratici si sono dimostrati importanti alleati nell’implementazione dei programmi delle multinazionali.

Lo stesso Obama ha spinto il congresso ad implementare alcune riforme (“entitlement reform” in inglese implica una sorta di riforma delle pensioni con un’accezione molto più vasta) che tagliavano i fondi per l’assistenza sociale, per Medicare e per alcuni altri programmi di assistenza.

Questo ha aperto le porte a Paul Ryan nella sua proposta anti “entitlement reform”.

La sola forza capace di portare avanti una vera battaglia contro l’estrema destra è il potere dei lavoratori organizzati i quali, dando fiducia e risorse al partito democratico, stanno demolendo il loro potere e la loro indipendenza.

Valutare che un voto democratico sia “il minore dei due mali” non è un argomentazione valida ma piuttosto un’affermazione che fa emergere il problema eminentemente politico del sistema bipartitico.

Progressisti, gente di sinistra e lavoratori non possono semplicemente accettare l’argomentazione del “minore dei due mali” come argomentazione significativa ma devono attivarsi per combattere l’assurdità che si trova in due partiti di proprietà delle multinazionali. Questo non può verificarsi se i gruppi progressisti ed i lavoratori impiegano le proprie energie per sostenere la squadra di Obama e nel contempo fingono di non vedere i danni che l’amministrazione sta producendo in patria e fuori.

L’ultima barriera filosofica portata avanti per inibire una possibile rottura con i democratici viene, una volta di più, espressa da Bill Fletcher Jr. e Carl Davidson.

Sostanzialmente affermano che il fallimento dei quattro anni passati è da imputare al movimento sociale progressista che ha fallito “nel fare pressione sull’amministrazione Obama” attraverso un “strategia progressista indipendente”.

In breve vuole dire che il “movimento sociale” creato da Obama nella campagna del 2008 non ha mantenuto una propria indipendenza che costringesse Obama ad essere “controllabile”.

Questo evidentemente non ha senso.

Gli attivisti che si sono mossi per Obama l’hanno fatto sotto la sua supervisione organizzativa. Non è mai esistito un movimento “pro-Obama” indipendente. Ancora più importante: quando un cittadino medio viene stimolato al punto di entrare nella politica attiva si attende che il suo candidato sia “al servizio della comunità”.

Se si verifica un tradimento delle aspettative la risposta naturale è la demoralizzazione e  non proteste organizzate o azioni complesse.

Qualunque cittadino medio che abbia capito per cosa si batte Obama non parteciperebbe mai in modo attivo ad una campagna in suo favore e di conseguenza non potrebbe “chiedergli conto per le sue azioni” una volta insediato.

Chiunque creda che esista un movimento sociale a favore della campagna elettorale del 2012 di Obama si troverà ad essere davvero deluso.

Molti lavoratori si tapperanno il naso e voteranno per Obama ma questo non sarà sufficiente a spingerli a fare campagna attiva o porta-a-porta.

La passione che Obama, con la sua demagogia, ha generato nel 2008 è stata spazzata via dalla realtà.

Resta un elezione che sarà gestita dai “grandi sponsor” e, come ovvia conseguenza, dal numero di spot televisivi che potranno essere comprati.

E dato che il livello qualitativo e la quantità di lavoratori e gruppi progressisti che non faranno campagna attiva per Obama, a questo giro, sarà ancora maggiore allora sarà ancora più probabile non ricompensarli.

Questo, se eletto, produrrà un ulteriore sbilanciamento delle posizioni a favore delle multinazionali.

La classe operaia inoltre viene spinta verso destra dalle politiche antisindacali di Obama dato che l’estrema destra offre soluzioni al sistema bipartitico mentre le organizzazioni progressiste e sindacali offrono solo altro sostegno ai democratici.

La sola cosa che i democratici e i repubblicani rispettano è il potere, di cui hanno anche paura.

I movimenti di Occupy e quelli nel Wisconsin hanno ispirato molte persone in tutto il paese mentre hanno gettato nel panico il sistema bipartitico.

E mentre i democratici hanno tentato di “cooptare” entrambi i movimenti il potenziale per un’azione politica indipendente ancora resiste.

Spaventare i due partiti per far passare politiche a favore dei lavoratori richiede massa critica.

Mobilitazioni indipendenti che chiedano attenzione per i reali bisogni dei lavoratori (programmi di lavoro federali, Medicare per tutti, assistenza sociale garantita, educazione pubblica e servizi sociali e che tutto questo venga pagato tassando ricchi e multinazionali).

I democratici non si fanno spaventare da gruppi che donano tempo e risorse per la loro elezione mentre prendono in giro gli elettori facendo loro credere quanto Obama sia un candidato presentabile.

Infine il solo modo per uscire dall’irrazionalità del sistema bipartitico è che i lavoratori si organizzino in modo indipendente.

In dozzine di altri paesi questo obiettivo è stato raggiunto decenni addietro quando i sindacati hanno rotto con i partiti tradizionali ed hanno utilizzato le risorse organizzative ed economiche a disposizione per creare propri partiti che rappresentassero i lavoratori.

Questo è l’obiettivo negli Stati Uniti.

La sola forza sociale capace di creare un partito che possa competere con i due partiti delle multinazionali è quella forza che deriva dai lavoratori organizzati.

Se i sindacati la smettessero di allearsi con i democratici anti-sindacali e si mettessero a fare un partito proprio allora decine di milioni di americani sarebbero felici di lasciare democratici e repubblicani.

I democratici non possono essere riformati.

I loro “caucus” progressisti si sono dimostrati incapaci di ispirare i lavoratori ad agire e ormai servono solo a legittimare politicamente l’anima “multinazionale” del partito democratico.

I lavoratori attendono un cambio da molto tempo e non verrano più presi in giro da false promesse di speranza.

Shamus Cooke è un lavoratore sociale, un sindacalista e scrive per Workers Action (www.workerscompass.org).

La sua mail è shamuscooke@gmail.com

Shamus Cooke is a social service worker, trade unionist, and writer for Workers Action. He can be reached at portland@workerscompass.org