Perchè i politici USA tacciono sul crollo dell’Europa

Shamus Cooke

Dopo che le elezioni greche hanno scatenato la paura nei cuori dei banchieri delinquenti, le ricadute restano incerte. Se le prossime elezioni greche produrranno un governo contrario all’austerità, la Grcia quasi certamente opererà una rapida uscita dall’euro. Se ciò accadrà – e ciò sembra sempre più inevitabile – le conseguenze per l’economia globale e sono spettacolarmente tetre. Tuttavia i media e i politici statunitensi sono il larga misura silenziosi sul tema, quasi come se nulla fosse accaduto.

Cosa accadrà quando la Grecia lascerà l’Euro? Le banche straniere detengono più di 90 miliardi di dollari di debito greco nei settori pubblico e privato.  Queste perdite enormi potrebbero facilmente far crollare banche in Europa e all’estero.

Inoltre i paesi Euro in lotta [con la crisi] come l’Italia, la Spagna, il Portogallo e l’Irlanda vedranno i loro costi di finanziamento salire alle stelle, poiché i ricchi saranno più riluttanti a sprecare altro denaro da investire su paesi Euro a rischio, garantendo una nuova spirale verso il basso di salvataggi e bancarotte.

Quanto è probabile un’uscita della Grecia?  La rivista conservatrice Economist riferisce:

“Se la Grecia respinge un secondo salvataggio o resta drasticamente indietro nel suo programma [di rimborso del debito e di tagli al settore pubblico] la sua uscita diverrà inevitabile.”

Questo scenario appare sempre più probabile, mentre gli elettori greci stanchi di appoggiare politici che continuano ad attaccare la qualità della vita della maggioranza degli elettori attraverso grandi politiche d’austerità (tagli ai posti di lavoro, ai programmi sociali e il settore pubblico in generale).

In che modo gli Stati Uniti verrebbero colpiti da un crollo dell’Unione Europea? La Banca dei Regolamenti Internazionali afferma che le banche USA hanno prestato 96,8 miliardi di dollari alle nazioni europee più deboli nel settore pubblico e privato, con ulteriori 275,8 miliardi di dollari a banche tedesche e francesi che soffrirebbero direttamente se le nazioni deboli affondassero.

Inoltre l’Unione Europea è il maggior partner commerciale degli Stati Uniti; le esportazioni USA verso la UE precipiterebbero istantaneamente se si attuasse lo scenario descritto più sopra.

Il che ci porta al silenzio dei politici USA sul tema.  Le gigantesche misure d’austerità che stanno spingendo l’Europa sull’orlo della rivoluzione sono state ritardate a livello federale negli Stati Uniti fino a dopo le elezioni di novembre. Poi, le “confische” del bilancio, spesso discusse, entreranno in effetto: tagli automatici alla spesa pubblica per 100 miliardi di dollari, ogni anno sino al 2021.

Inoltre, dopo le elezioni, le assicurazioni contro la disoccupazione promosse a livello federale scadranno, così come i tagli alle tasse sulle buste paga. Il piano di stimolo di Obama che ha sostenuto le amministrazioni statali e cittadine si è esaurito alla fine del 2011, aggiungendo sofferenza alla stretta del debito in corso a livello nazionale.

E’ possibile che gli Stati Uniti abbiano possano già star rientrando in una recessione “ufficiale”, anche se la recessione dell’occupazione non è mai finita; il rapporto di aprile sull’occupazione ha mostrato che solo il 63,6 per cento degli statunitensi è occupato o sta attivamente cercando lavoro, il livello più basso in più di tre decenni.

I politici statunitensi – sia democratici sia repubblicani – sono uniti in una strategia per combattere l’indebolimento dell’economia ricorrendo alla strategia d’austerità europea. Entrambi i partiti hanno già collaborato a tagliare 600.000 posti statali (per lo più locali) dal 2009, distruggendo, in tale processo, i servizi che questi lavoratori rendono (l’istruzione è stata la più presa di mira).

Questi numeri si gonfieranno quando gli effetti della difficile situazione europea raggiungeranno le rive statunitensi.  Il silenzio politico su questo fatto e una buona strategia per i rappresentanti politici delle imprese statunitensi; più impreparati alle misure d’austerità sono i lavoratori, più facilmente esse possono essere attuate (quella che Naomi Klein chiama la Dottrina dello Shock).

Perciò i lavoratori degli Stati Uniti devono imparare a parlare greco, e adottare un slogan sempre più popolare che rifiuta le misure d’austerità: Tassate i ricchi!  In altre parole, far pagare ai ricchi la crisi che essi hanno creato. In pratica questo significa che, invece di grandi tagli all’occupazione, tagli all’istruzione e all’assistenza sanitaria, andrebbero aumentate le tasse ai ricchi e alle imprese; le banche dovrebbero essere messe sotto controllo pubblico piuttosto che essere salvate con denaro pubblico; il settore pubblico dovrebbe essere finanziato appieno ed ampliato, piuttosto che essere privatizzato e tagliato.

L’austerità si ha quando i ricchi tentano di scaricare gli effetti delle loro recessioni sulle spalle dei lavoratori, che devono unicamente contrattaccare e costringere invece a pagare l’1%.

Shamus Cooke è un operatore dei servizi sociali, sindacalista e autore per Workers Action (www.workerscompass.org).

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Shamus Cooke is a social service worker, trade unionist, and writer for Workers Action. He can be reached at portland@workerscompass.org